sabato 28 gennaio 2023

FELICITA', PIENEZZA DI VITA

 

 Don Paolo Scqizzato
OMELIA IV domenica del Tempo Ordinario. Anno A

Mt 5, 1-12a

Felicità, ossia pienezza di vita, è assicurata a coloro che ‘molleranno la presa’.

Il vuoto creato in sé è via per la pienezza. Lasciare e staccarsi è possibilità di essere raggiunti. Felici coloro che si permetteranno di non far dipendere la propria felicità da qualcosa d’esterno, in quanto la felicità è sempre un ‘effetto collaterale’, ti raggiungerà quando avrai smesso di cercarla. Quando non ci sarà più l’io e il mio, scoprirai che felice lo eri da sempre.

Felici saranno coloro che imparano a fare lutto nella propria vita. Coloro che imparano a piangere per le persone scomparse, le occasioni perdute, per ciò che non si è potuto vivere, per colpa propria o altrui. Per tutto ciò che si soffre, e soprattutto per quanto si fa soffrire gli altri.
Piangere è dar corpo fisico alla tristezza, permettendo all’anima di drenare.
«È triste piangere per quello che si è sofferto, ma è più triste non piangere in assoluto, poiché questo significa che non abbiamo amato. Chi piange esprime disperatamente il suo amore: per la luce velata dall’avversità. Chi piange rilascia il proprio dolore, ed è così che si consola. Lo lascia andare. Permette che fluisca e non ristagni» (Pablo d’Ors).
‘Ci sono cose che non vedono se non gli occhi che hanno pianto’ (Louis Veuillot).


Mite è colui che ha pianto così tanto da ripulire i suoi occhi e vedere finalmente la realtà per quella che è. Occorre imparare ad essere molto miti anzitutto con sé stessi. Perdonarsi senza il bisogno di farsi violenza e fluire come fluisce la vita, senza mettersi di traverso e opporle resistenza.
‘Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio’ (Chandra Candiani)

Giusto è ‘chi vive secondo la propria natura’ (Platone).
Dovremmo essere affamati e assetati di compierci per ciò che siamo, senza corrispondere ai sogni degli altri. Imparare a patire la propria incompletezza; solo così impareremo a lottare perché gli altri possano giungere alla loro, consapevoli che non si può essere felici in mezzo all’infelicità altrui.

La prima misericordia va vissuta verso sé stessi, mettendo a tacere il proprio super-Io, il giudice implacabile che ci abita e responsabile di devastanti sensi di colpa quando non si vive in conformità coi propri ideali.
‘Neanch’io ti condanno – dice Gesù alla donna scoperta in flagrante adulterio – va’ e d’ora in poi non fallire la vita’. Solo chi è misericordioso con sé stesso troverà misericordia. Chi si perdona può cominciare a perdonare, e perdonare significa riconciliarsi con ciò che si è stati e si è.


È beato chi ha un cuore puro, ossia incapace di nutrire secondi fini, e dice ciò che intende dire. E ama lasciando libero l’amato.
Kierkegaard definisce la purezza di cuore come il desiderare una sola cosa. Siamo ingolfati da desideri, a cui affidiamo la nostra felicità. Mentre dovremmo imparare a desiderare solo ciò che siamo in questo momento, unico porto sicuro per salpare per quest’oggi colmo di opportunità.

‘Chi è in guerra con sé stesso è in guerra col mondo intero’ (Gandhi). E viceversa.
Si è fautori di pace quando si accoglie la propria polarità, l’altro nome della contraddizione. Tutto è polarizzato. Inspiro ed espiro, unico modo per vivere.
Notte e giorno, unico modo perché la giornata possa compiersi.
La morte dell’inverno e la vita dell’estate…
Saremo in pace con noi stessi quando armonizzeremo gli opposti che ci abitano, e impareremo a riposarci in essi, certi che a volte per giungere ad un punto occorre puntare decisamente su un altro. Come nel tiro con l’arco, perché la freccia possa scoccare e andare lontano, è necessario tendere il braccio con forza in direzione ‘ostinata e contraria’.
Devo affrontare in modo creativo i conflitti dentro e intorno a me per poterli risolvere.

‘La causa di Dio agonizza sempre in questo mondo’ (Pablo d’Ors).
Le persone luminose sono tollerate solo quando non fanno rumore. Se lo fanno, sono perseguitare, calunniate, messe in ridicolo. La santità di queste figure è data dal modo in cui fanno tana in tutto questo. Il santo, l’illuminato, l’essere maturo è colui che ha imparato a stare, ritto come un albero, con le radici ben radicate a terra sia nella calma che nella tempesta, negli applausi e nelle critiche. Egli sa che le lodi o gli insulti, al fine dell’essere, non hanno alcun significato. Tutto scorre. Tutto è ‘vapore’.
E i colpi che riceve l’allontanano dall’effimero e l’avvicinano all’essenziale.
‘Nessuno può fermarlo. Egli possiede una forza sconosciuta al mondo. Ha la mira puntata sul bersaglio verso il quale s’incammina; tutto il resto, è niente. (d’Ors).

Gesù, il Regno e la Chiesa parte seconda


 Don Angelo Saraceno



Dovrebbe essere chiaro che Gesù, Chiesa e Regno sono realtà inseparabili. La Chiesa è il luogo in cui le relazioni tra persone imperfette se vissute nella fede ci permettono di crescere nell’accoglienza, nel rispetto, nella capacità di perdono e nell’amore reciproco cioè ci permettono di “rendere visibile il Regno di Dio”. Nella Chiesa si fa esperienza del Regno ma i confini del Regno sono più ampi e il Regno supera la Chiesa e l’appartenenza alla Chiesa non mi garantisce che io possa entrare nel Regno di Dio. Inoltre possiamo affermare con certezza che esistono persone di buona volontà, che pur non conoscendo Gesù, pur non appartenendo alla Chiesa, realizzano il Regno di Dio con la loro vita. Tuttavia, la Chiesa, resta il luogo privilegiato in cui il Regno di Dio si realizza. . La Chiesa è formata uomini e donne «controcorrente»: non per spirito polemico, ma per fedeltà alla logica del Regno di Dio, che è una logica di speranza, e si traduce nelle stile di vita basato sulle indicazioni di Gesù e richiede dinamismo, disponibilità al cammino e volontà di ricerca.

La Chiesa è il seme del Regno, è al servizio del Regno, accoglie il mandato di Gesù ed è segno del Regno. L’obiettivo e la missione di Gesù erano istaurare il Regno, per il quale ha costituito la Chiesa che è al suo servizio e l’ideale è che la Chiesa diventi sempre di più un luogo in cui il Regno di Dio si vive. Dobbiamo chiedere al Signore la grazia “di curare il Regno di Dio che è dentro di noi”, occorre lasciare che esso cresca in noi, occorre lasciare che lo Spirito Santo ci cambi l’anima e ci porti nella pace, nella quiete, nella vicinanza a Dio e ai fratelli.

(Dalla 6° Catechesi 2022-23)


venerdì 27 gennaio 2023

Gesù, il Regno e la Chiesa

 

Don Angelo Saraceno


La Chiesa non è una invenzione umana, ma è da Dio e ha le sue radici nel vecchio testamento. Nel progetto di Dio la Chiesa è parte del piano salvifico di Dio e affinché la salvezza si realizzi serve la Chiesa, istituita da Gesù Cristo, fedele a Gesù, chiamata ad essere luce, ad essere sale del mondo, costituita dal popolo di Dio che vive la relazione con Dio e la relazione con il mondo. La nascita della Chiesa abbraccia tutto il ministero di Gesù e durante la sua predicazione Gesù parla spesso del Regno di Dio. Un Regno che è, allo stesso tempo, dono e promessa, che ci è già stato dato in Gesù, ma che deve ancora compiersi in pienezza. Ma quando noi sentiamo parlare di Regno di Dio a cosa pensiamo? Quando nella preghiera del Padre nostro pronunciamo le Parole

 “ Venga il tuo regno” quale immagine affiora nella nostra mente? L’immagine della vite, che spesso incontriamo nella Bibbia, rappresenta un simbolo del legame tra i credenti e Gesù. In particolare nell’immagine due aspetti sono fondamentali: Rimanere in lui e Accettare la potatura. Rimanere in Lui. Il tralcio deve essere unito alla vite: noi dobbiamo essere uniti a Gesù. Il simbolo della vite spiega il rapporto di intimità che intercorre tra la Chiesa, popolo di Dio e il Cristo: “Egli è la vite e noi siamo i tralci”. Ossia, siamo innestati e inseriti nel flusso della linfa divina. Siamo organicamente suoi.

Continua

 Dalla 6° Catechesi 2022-23

martedì 29 novembre 2022

VEGLIATE ................

 

Dio è più vicino di quanto pensiamo…..

Questo il tema del “rotolo” laico e sacerdotale dell’ultreya del 21. Novembre del 2022.






Bisogna svegliarsi e riconoscerlo






Don Angelo Saraceno al lavoro







Noi ci angosciamo per capire come avvicinarci a lui, con quali preghiere, digiuni e penitenze,  ma non ci rendiamo conto che invece è proprio Lui che è vicino, e a noi non resta che accorgerci di questa vicinanza e..."approfittarne" proprio in questo periodo di “avvento”.

Se stiamo cercando il senso della nostra vita nella nostra fatica quotidiana, “Svegliamoci” …. Lui è proprio lì, dove siamo noi.

lunedì 28 novembre 2022

"L'ULTREYA" NEI CURSILLOS


 L'ULTREYA

Quando ti rivolgi a Ultreya, inizia dicendo che Ultreya è una parola utilizzato dai pellegrini di Santiago de Compostela quando si sono incontrati per salutarsi e incoraggiarsi a vicenda lungo la strada. Al di là! rallegrarsi! Di fronte!

Ultreya! Avanti, quando condividiamo le nostre vite nell’AMICIZIA.

L'ascesa dei Cursillos e l'entusiasmo e l'amicizia vissuti non potevano rimanere solo nella dimensione intima e personale. i tirocinanti, spontaneamente, si sono incontrati per condividere "tutti con tutti" le meraviglie che il Signore ha operato in loro».

 Eduardo è sempre stato molto sensibile a queste manifestazioni di amicizia e naturalmente ha immaginato di dare forma a questi incontri, a mantenere il “fuoco sacro”. Per Eduardo la vita non ha bisogno di metodi per essere canalizzata, lei stessa è già canalizzata, basta solo non mettere ostacoli e sfruttare tutta la forza della normalità che spontaneamente è rivelato; da lì nasce il disegno dell'Ultreya, inizia con un contatto di "tutti con tutti", si formano spontaneamente gruppi di sei numero massimo di persone che effettuano una Riunione di Gruppo con lo stesso schema della riunione personale del gruppo. L'atto successivo è un "rotolo esperienziale", a cui seguono le "risonanze", chiudendo con i ringraziamenti al Signore.  

E così Eduardo ha plasmato la dimensione sociale del Cursillo perenne.

L'Ultreya è la: "circostanza che consente il meglio di ciascuno raggiungerne il maggior numero possibile”.

“L'Ultreya è il pezzo chiave del Movimento dei Cursillos quindi tutti Eduardo Bonnin Aguillo essere vero, perché il Movimento Cursillo è un processo di fede per lottare contro un processo di incredulità”.

 L’Ultreya è il Raduno dei Raduni di Gruppo.

L'incontro di gruppo a “La Ultreya non può avere la stessa intensità rispetto al Group Meeting (Riunione di Gruppo) ma questo bagno collettivo serve perché se le persone vivono solo il Group Meeting, si crea un cerchio con un narcisismo di squadra”.

L'obiettivo “è fare in modo che il meglio di ognuno raggiunga il maggior numero possibile, per dare una forma sempre più cristiana alla nostra vita”.

“L'Ultreya è la festa della comunità che celebra il realtà di persone diverse in comune unione, che vivono la loro Esperienza cristiana, tutti con tutti.

Questo è dove, attraverso di incontri di gruppo in Ultreya, avviene il contatto tra i fratelli che vivono e si sforzano di vivere il Fondamentale Cristiano nella sua vita. È il luogo dove si vive quanto si dice nel Cursillo”. È un luogo in cui viene visualizzato 'in pratica', le verità dette nel corso.

(Tratto dal testo 100 AÑOS 4 de mayo de 1917 - 2017 Bíografia Pensamiento Eduardo Bonnín Aguiló pag 69 e 70).

sabato 26 novembre 2022

NOE' SI PREPARA ALLA "TEMPESTA PERFETTA"

 

OMELIA I domenica di Avvento. Anno A di Paolo Scquizzato


Noè si prepara alla ‘tempesta perfetta’, destinata ad abbattersi sulla propria vita, perché alla fine rimanga l’unum necessarium, l’unica cosa di cui c’è veramente bisogno. Il diluvio è sempre in agguato: un dispiacere, un fallimento, la crisi interiore, il buio della mente, una malattia, un incidente, la morte fisica…. I contemporanei di Noé, da parte loro, ‘non si accorsero di nulla’… Mangiavano, bevevano, mettevano al mondo figli… Tutte cose belle e buone, certamente. Ma alla fine furono travolti.

Gesù ancora una volta mette in guardia i suoi, e cioè noi: cosa è necessario per salvarsi dal diluvio?
L’attenzione. La salvezza è un atto di consapevolezza.
In un libro famoso del ‘600, appartenente all’antica arte alchemica, si trova questa parola: vitriol, un acrostico che nel suo sviluppo recita così: “Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem», ovvero: «Visita l’interno della terra, operando con rettitudine e troverai la pietra nascosta». A livello simbolico il messaggio è potentissimo: Scendere nell’interiora Terrae, significa entrare nella parte più profonda del proprio essere, e lì scoprire ‘l’unum necessarium’, l’unica cosa necessaria, ciò che ci costituisce, ciò che rimarrà quando la tempesta abbatterà tutto ciò che c’è d’abbatere.
Tutte le tradizioni, anche le più antiche invitano al ‘ritorno al Centro’.
È il buio, il nascondimento, le profondità, il silenzio ad essere grembo fecondo perché qualcosa possa venire alla luce. È solo il viaggio dall’interno verso l’esterno ad essere foriero di vita. Il feto ha bisogno, come il seme, di stare nella profondità e oscurità per venire alla luce.
Nell’antico Egitto le iniziazioni si svolgevano nelle piramidi o nelle cripte interrate dei templi. In Persia si scendeva nelle grotte, mentre gli indiani d’America costruivano apposite capanne.

I misteri di Mitra venivano eseguiti in templi costruiti sottoterra, e l’iniziazione era simboleggiata appunto dalla penetrazione della pancia della Grande Madre. Nella mitologia greca, Orfeo discese nell’Ade per cercare Euridice (simbolo della sua anima perduta). Il Dio hindù Krishna discese negli inferi per cercare i suoi sei fratelli (ossia i sei chakra, essendo Krishna il chakra della corona).
Non c’è niente da fare: il primo passo per giungere in quel territorio dove finalmente si gode della vita in pienezza, che nel vangelo viene chiamato regno di Dio o regno dei cieli, è il viaggio verso sé stesso: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13, 44).
«Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas», Non andare fuori, rientra in te stesso: è nel profondo dell’uomo che risiede la verità (Agostino, La vera religione).
«Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel suo fondo proprio, in ciò che esso ha di più intimo. In effetti nessuno può conoscere Dio, se prima non conosce sé stesso» (Meister Eckhart, Sermoni).
Che l’Avvento sia il tempo del silenzio e del nascondimento. Dell’esperienza del vuoto e del distacco. Del morire a sé stessi perché possa nascere la Vita.

LA CAPACITA' DI AFFRONTARE UN PROBLEMA

 

La capacità di affrontare un problema mettendo in pratica una buona idea e una soluzione.  Casualmente, su proposta della carissima amica Cristina, ho partecipato il 22 novembre, in piattaforma, all’ultreya del martedì organizzata dalla diocesi dei cursillisti di Ravenna .

La prima cosa che ho fatto è stato quella di cercare di sapere se altre diocesi l’hanno già realizzata, se così fosse ammetterei immediatamente che l’idea geniale forse non é così originale.

Tuttavia perché interrompere e mandare in frantumi un’iniziativa, nata nel periodo del Covid-19, che trova anche oggi  una rete costituita da cursillisti, sia quelli potenziali che quelli attuali, che utilizzano i social media per ricaricarsi settimanalmente e  per mettersi in contatto diretto con le sorelle e fratelli in Cristo condividendo, la verità viva, pratica, trionfale e formidabile del nostro cristianesimo cattolico e apostolico” 


Perché continuare?  William Zappaterra, coordinatore  del territorio 6, (Toscana-Emilia-Umbria) è chiaro nel ricordare:

“Posto che ciascuno di noi dovrebbe partecipare all’ultreya tenuta settimanalmente, l’appuntamento che sviluppiamo con zoom, il martedì, deve riguardare solo coloro che, per distanza, salute, lavoro o altri impedimenti, non sia consentita la presenza fisica all’ultreya diocesana. quindi invito a fare discernimento e considerare prioritaria la presenza fisica e solo eventuale quella virtuale. Il nostro servizio continuerà, lasciando a ciascuno la propria saggezza che è bene cercarla invocando lo Spirito Santo. Ringraziamo dio di questa possibilità”.

                                                          Luigi Majorca

venerdì 25 novembre 2022

Mimmo Patania "Un cursillista che si racconta"

 Mimmo Patania 

Un bel momento di festa

 

E’ stato presentato ad Augusta, presso il salone comunale, alle 18 del 24 novembre, il libro autobiografico scritto da Mimmo Patania, decano dei pescatori di Augusta, e cursillista dell’ultreya di Augusta.


“Di acqua di mare e conzo” è il titolo di un libro di memorie vive, il racconto appassionato di una vita trascorsa a contatto con il mare, con le sfide, le difficoltà e le gioie di un mestiere antico, proprio della tradizione augustana e oggi quasi scomparso.



Domenico Patania, ovvero Mimmo, cursillista, fa anche parte della confraternita di Sant’Andrea, che riunisce da decenni i pescatori augustani.  


Ne parla Valeria Paci che ha collaborato con Patania nella stesura dei contenuti del libro. “Da quando non pesca più ha iniziato a scrivere le sue memorie di pescatore “. “Il linguaggio che usa nei suoi racconti, oggi non è più parlato. Una lingua, se non viene parlata, muore o si dimentica, in questo lavoro c’è anche il desiderio di salvaguardare un linguaggio antico, un vero tesoretto da tramandare. Non usa il siciliano che parliamo abitualmente, ma usa parole antiche che non si conoscono e non sono accessibili a tutti”.


Presente il Prof. Augusto Aliffi, Presidente del Consorzio Syrakosia, fondatore del Museo del mare frutto di un’attività costante di studio, ricerca e raccolta di un patrimonio davvero notevole messo a disposizione dei siracusani e di chiunque abbia voglia di immergersi nella tradizione vivente del mare siracusano”. 

Nel libro, oltre al racconto autobiografico “ ci sono dei riferimenti alla vita quotidiana, considerazioni sul valore del lavoro e del sacrificio,  .”.

Tra tutti i momenti che descrive c’è una bellissima “Vivenza”.

“C’è il momento in cui il padre decide che deve abbandonare gli studi per iniziare a lavorare come pescatore, oppure l’impossibilità di giocare con i ragazzini della sua età, perché con la barca tornava a casa sempre troppo tardi. In una occasione, gli dissero che se avesse voluto giocare con i suoi coetanei si sarebbe dovuto buttare in mare e raggiungere la riva a nuoto, lui lo fece davvero. L’infanzia un po’ gli è stata rubata, ha cominciato a lavorare a otto anni-

 

Scrive la prof.essa Valeria Paci, nel ruolo di correttrice di bozza " Se rovisti dentro una storia antica, li ritroverai di sicuro lì dove li avevi lasciati, i tuoi cari. Un po' per nostalgia, un po' per un senso forte di famiglia e di attaccamento, io e Mimmo abbiamo 'scaminato' tra i conzi, le nasse e i gamberetti. Con pazienza, lungimiranza e tenacia abbiamo cominciato a scavare tra le onde, con larghe bracciate e a volte pure bevendo un bicchiere di vino e acqua di mare. Ci siamo fatti sferrare, accarezzare, navigare dai ricordi, fieri di essere coscientemente parte di un flusso di vite nel cui sangue scorre, come un amico pazzo, il mare."  Un mare sapientemente illustrato nella serata, attraverso le storie vissute e raccontate nel libro, affinché vengano ricordate e raccontate le avventure dei pescatori di un tempo, quelli che partivano da Augusta per arrivare in Calabria, trasportati dalle imbarcazioni a vela, con l'aiuto del vento e dei remi.

                                             Luigi Majorca

giovedì 24 novembre 2022

IL VALORE DI UN REGALO

 di Luigi Majorca



Parlando con l’amico Orazio Vittorino, qui ritratto con il vescovo S.E. Calogero Peri, di Caltagirone mi è tornato alla memoria un libro di poesie scritto dal sacerdote Giacomo Scarlatella, edito nel 1995, 

“L’Amore poesia della vita” regalatomi a “Santo Pietro”, un paesino della provincia di Caltagirone dove si realizzavano e si realizzano i tre giorni del Cursillo della diocesi di Siracusa.







Era l’anno 2011, quando questo gentile, simpatico, amabile e preparato sacerdote cursillista mi fece gli auguri per il  nuovo anno.

Ho ripreso il testo che avevo già letto e che oggi rileggendolo mi appare quasi prezioso in questa epoca post-moderna dove raramente ci si sofferma a leggere e meditare poesie che sono state oggetto di intuizioni , magari maturate nella solitudine di notti insonni. Quanta bellezza nelle sue meditazioni, quanto carattere, quanto disagio emotivo da cancellare, quanto amore e gratitudine per la vita gratuitamente concessa, quanta saggezza e sincerità di cuore.

Nell'intimo delle sue incertezze, l’amico Giacomo ha scoperto una legge che non si è dato ma alla quale ha obbedito, la legge dell’Amore, una legge che, quando occorre, parla alle orecchie del suo cuore.  

Mi sento obbliato a riproporre ai miei lettori alcune sue poesie   che riporto nella sua interezza, nella pagina a lui dedicata, tanto sono impregnate di sentimenti semplici ma toccanti.

Mi hanno detto che l’età lo ha fiaccato, ma proprio per questo il mio affetto è oggi maggiore, in fondo   con l'età diventano preziosi  i vecchi libri da leggere e i vecchi amici da apprezzare specialmente dopo averli frequentati e  stimati.

                                                                Luigi Majorca

mercoledì 23 novembre 2022

RAGIONIAMO SU UN MESSAGGIO DI METODO.

Il convegno di studio dei Cursillisti tenutosi a   Frascati dal 21 al 24 luglio 2022 ci suggerisce delle singolari riflessioni che sarebbe interessante approfondire.


Il nostro fratello Peppe Tringali ci riporta una sintesi dell’intervento dell’Animatore Spirituale Nazionale, don Alessandro Fadda il quale, tra l’altro, dice: ” Il Carisma che lo Spirito Santo ha dato a Bonnin deve essere visto come inserito nella Chiesa, di cui tutti facciamo parte. Tornare alle fonti, alle origini del MCC significa studiare e capire il contesto in cui si inserisce il Movimento nella Chiesa.

Il messaggio che si vorrà lanciare durante questa convivenza è un messaggio di metodo”.

Riflettiamo su quanto ci suggerisce sul punto Eduardo Bonnin.

Domanda: ”Che riflesso ha il suo carisma all’interno del mondo moderno? 

Risposta: ”Sebbene non sia evidente, non voglio dubitare delle buone intenzioni di coloro che hanno sempre cercato di sfruttare la generosità personale dei nuovi convertiti, orientandola, non verso il mondo dove vivono e dove si trovano, ma verso gli impegni intraecclesiali; dall’insegnare il catechismo al far visita alla terza età, c’è tutto un ventaglio di attività che necessitano di persone generose; cosa c’è di meglio, allora che ricorrere ai cursillisti? Questo fa sì che trovino soddisfazione in quello che fanno, si sentano appagati, arrivati e così la dinamica della loro conversione, che dovrebbe essere continua, si ripiega su se stessa, soddisfatta del bene realizzato.

Sarebbe invece molto diverso e più efficace, ne siamo convinti, se il cursillista fosse orientato verso il mondo, verso il suo mondo, verso l’ambiente dove vive, per viverlo da cristiano con naturalezza, spontaneità e gioia.

Invece è stato fatto quasi sempre il contrario”

(30/05/2013 -Intervista a Eduardo Bonnin – 6° ed ultima parte)

martedì 22 novembre 2022

A CHI INTERESSA ?

 


A CHI INTERESSA ?

Monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio della Comunicazioni Sociali, ritiene che l'incontro con la "cultura digitale" sia una grande sfida e, al contempo, un'affascinante missione per la Chiesa Cattolica nel terzo millennio. Una nuova forma di evangelizzazione che avanza nelle reti sociali, dove si incontrano, sempre più spesso, persone che sono lontane e diffidenti nei confronti della Chiesa.  La missione della Chiesa è fare in modo che il messaggio del Vangelo e la figura di Gesù siano annunciati anche nel contesto delle reti sociali. Coloro che abitano le reti devono poter avere l'opportunità di conoscere Gesù. Anzi, potremmo dire, che molti uomini e donne di questo nostro tempo, probabilmente, possono incontrare Gesù solo in una rete sociale, perché, magari, non entrerebbero mai in una chiesa. 

San Giovanni Paolo II, verso la fine del suo pontificato ha guidato la Chiesa a entrare nel mondo digitale. Emozionante l’immagine che lo ritrae davanti ad uno dei primissimi personal computer. Nel 1998 scriveva«Il mondo dei media, in seguito all’accelerato sviluppo innovativo e all’influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalità del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della Chiesa». Questa missione negli anni successivi è stata effettivamente portata a termine grazie ai suoi successori e grazie all’avvento del web 2.0.

 

Nel 2014 papa Francesco In merito alla  trasformazione digitale, ha avuto modo di dichiarare«in questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa. […] In particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio.

IL 18 luglio 2022  ancora Papa Francesco

Non è un impegno da sottovalutare, “La rivoluzione dei media digitali degli ultimi decenni si è dimostrata un potente mezzo per promuovere la comunione e il dialogo all'interno della nostra famiglia umana. Infatti, durante i mesi di blocco dovuti alla pandemia, abbiamo visto chiaramente come i media digitali possano unirci, non solo diffondendo informazioni essenziali, ma anche colmando la solitudine dell'isolamento e, in molti casi, unendo intere famiglie e comunità ecclesiali nella preghiera e nel culto”.

                                                                            Luigi Majorca