lunedì 8 maggio 2023

TRA SACRO E PROFANO


Di Luigi Majorca



Il 06 maggio 2023 a Napoli nella  cappella barocca del Duomo di Napoli, la basilica di Santa Maria Assunta, l'arcivescovo di Napoli, S.E. Mons. Domenico Battaglia , dopo essersi recato nella Cappella del Tesoro  e dopo aver  aperto la cassaforte che custodisce le reliquie del Martire, prelevando le ampolle che contengono il sangue di S. Gennaro ne ha annunciato lo scioglimento.










Il sangue sciolto viene lasciato alla devozione dei fedeli per otto giorni.

San Gennaro fu un vescovo e martire cristiano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che ne celebra il culto il 19 settembre.

Il Miracolo è atteso e avviene tre volte l'anno: il 19 settembre, giorno di San Gennaro, il sabato che precede la prima domenica di maggio, e il 16 dicembre.

Il 'miracolo'  annunciato sabato giorno 6, che precede la prima domenica di maggio del 2023, ha preceduto la  processione, detta anche "processione degli infrascati", per la consuetudine del clero di proteggersi dal sole coprendosi il capo con corone di fiori. che, attraversando il centro storico, e arrivata  alla Basilica di Santa Chiara.

Quest’anno Nei vicoli della città i busto di san Gennaro  e le altre immagini dei Santi hanno  sfilato tra le centinaia di bandiere e striscioni azzurri che adornano da settimane le strade di Napoli per festeggiare lo scudetto conquistato dagli azzurri. Una processione seguita non solo dai tanti fedeli  ma anche dalle centinaia di turisti che hanno affollato il capoluogo campano e che si sono trovati a vivere la duplice 'festa’ dei napoletani: quella sacra legata al prodigio della liquefazione del sangue del Santo Patrono e quella profana legata al calcio.  


Le foto originali ed esclusive pubblicate sono state realizzate dalla nostra collaboratrice Cristina Filetti.

 

sabato 6 maggio 2023

DEVE PUR ESISTERE UNA STRADA

 

OMELIA V domenica di Pasqua. 

 di Don Paolo Squizzato

Gv 14, 1-12

Deve pur esistere una strada, una modalità in grado di condurre alla propria verità, perché ne proviamo una sorta di presagio, come la sete è segno che l’acqua deve esistere.

Portiamo dentro l’intima esigenza che la vita non s’esaurisca in una manciata d’anni, e reclamiamo nel profondo che le persone che amiamo debbano essere eterne, e che la malattia e la morte non siano l’ultima parola sul vivere. Nutriamo insomma la speranza di vivere per sempre.

Gesù ci rassicura dicendoci: ‘non sia turbato il vostro cuore’. Non smettete di credere a tutto questo, a ciò che il vostro cuore intuisce, perché ‘il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce’ (Pascal).

Gesù dice che un ‘cammino’ esiste per giungere alla verità di sé, e in ultima analisi alla felicità. È quello che lui stesso ha incarnato nella sua vita terrena. La via del bene, della cura, della compassione. L’amore fa abitare spazi d’infinito, di ricreazione, di trasfigurazione.

Chi ama giungerà ad ‘indiarsi’ (Dante, Paradiso, IV 28), ovvero a divinizzarsi, nella consapevolezza d’essere sempre più la propria medesima sostanza: la divinità.

La strada, la via, il cammino perché questo possa compiersi è ancora Gesù a mostrarcelo: quello della piena umanità. Gesù è stato l’uomo così eminentemente umano che ha lasciato trasparire in lui il divino, tanto da poter affermare ‘chi vede me vede il Padre’. Nel lento cammino d’umanizzazione, il diamante che siamo diverrà capace di lasciarsi attraversare dalla Luce, per giungere ad essere solo Luce.

sabato 15 aprile 2023

E' IL GIORNO OLTRE OGNI GIORNO

 


OMELIA II domenica di Pasqua

Di Don Paolo Scquizzato

 Gv 20, 19-31

Gesù risorto, si manifesta ai suoi nel ‘giorno uno’, stando al testo originale. È il giorno oltre ogni giorno, slegato dal tempo e dallo spazio. In questa dimensione nuova – stato dell’essere – i discepoli se ne stanno al chiuso con le porte sprangate, pieni di paura, e Lui là ‘in mezzo’; non ‘malgrado tutto’ ciò che gli hanno fatto, ma ‘attraverso’ tutto ciò. L’amore vince non ‘malgrado’, ma ‘attraverso’ ciò che vive (cfr. Gv 12, 24).
Egli se ne sta là in mezzo, non sopra, cosa che accadrà più tardi ai capi della Chiesa gerarchica Per chi sta in mezzo agli altri nessuno è inferiore: “chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. […] Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 26s.), ebbe a dire Gesù ai suoi.
A coloro che lo abbandonarono e tradirono riserva una parola, pace, e fa il dono dello Spirito, il respiro stesso di Dio.
Noi, rinchiusi dentro a sepolcri esistenziali, terrorizzati per tutto ciò che accade, abbiamo la possibilità di respirare lo stesso respiro di Dio, quello insufflato nel fantoccio di terra che fu l’antico Adamo, divenendo così esseri viventi. Ora questo respiro vitale, ce lo portiamo dentro, è la nostra matrice profonda, il nostro Sé autentico. Occorre solo diventarne consapevoli, e stare lì, respirando, respirandolo.
Tutto è già dato. Comincia a respirare. Diventa consapevole.
‘A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati’, conclude il Nazareno. Avendo fatto esperienza della vita in voi stessi, ora comunicatela agli altri; gettate luce in faccia alle donne e agli uomini del mondo, e risvegliateli! Chi accoglierà la Luce sarà risanato, illuminato. Chi lo respingerà rimarranno liberi di farlo.
Il dono del perdono non è potere concesso a pochi, ma responsabilità che spetta a tutti.

sabato 8 aprile 2023

ESPERIENZA DI GESU'

 


OMELIA -  Pasqua di Risurrezione

di don Paolo Scquizzato





Alcune donne e uomini fecero per alcuni anni esperienza di Gesù di Nazareth,
sulle polverose strade della Palestina. Dev’essere stata un’esperienza talmente straordinaria d’averne la vita trasformata. “Deve aver avuto l’effetto di un ridestarsi dopo un lungo sonno, come un appello ad abbandonare la non-vita per entrare nella realtà, come un lacerare sogni angosciosi, come un aprire
gli occhi alla luce. Con Gesù accanto quelle donne, e quegli uomini percepirono
che la vita merita d’essere vissuta, perché colma di promessa di infinito,
perché finalmente amate, accolte, ridestate alla dignità, perché oggetto di
amore da sempre” (Eugen Drewermann).

Chi ebbe modo di entrare in contatto col mistero dell’uomo Gesù, il tempo e lo
spazio uscirono di asse. Vissero come in una dimensione altra: un eterno
presente.
Noi abbiamo un sottile presentimento di cosa voglia dire vivere momenti così,
infiniti”; succede quando ci sentiamo amati, integri, in contatto col nostro Sé
autentico, e in comunione con tutto e con tutti. Quando anche solo per un
fugacissimo istante ci percepiamo parte di Uno che non sta sopra o accanto a
noi – perché dentro e fuori, sotto e sopra ormai non tengono più – ma è noi, e
noi siamo Lui, la medesima e identica essenza, materia.

Risurrezione potrebbe quindi voler dire vivere quell’infinitesimale stato di
coscienza, di consapevolezza di essere partecipi di Ciò che costituisce noi e al contempo tutto ciò che esiste, l’Uno, il Tutto. La morte – di contro – ne sarebbe dimenticanza, sogno e oblio. 
Vivere da risorti vorrà dire dunque declinare nel quotidiano esistere questa consapevolezza, vivere da desti, risvegliati alla nostra vera essenza, l’essere divino.

In ultima analisi corrispondere al «divino che chiama e dona potere alla vita
umana per infrangere le barriere che ci imprigionano in una percezione
distorta di ciò che significa essere umani. […] mettere da parte i confini che
abbiamo creato nella nostra ricerca umana di sicurezza, andare oltre questi
confini ed entrare nel significato di Dio» (J.S. Spong).

mercoledì 5 aprile 2023

LA PASQUA

La celebrazione della Pasqua ricalca sostanzialmente un rito compiuto dai pastori nomadi nella notte del plenilunio di (marzo-aprile) (Il calendario adottato era lunare) prima della partenza verso i pascoli primaverili. In una sorta di pasto sacro familiare consumato nell’accampamento, si mangiava la carne abbrustolita di un agnello maschio nato nell’anno.

Il sangue dell’animale sgozzato, asperso sui pioli e all’ingresso della tenda avrebbe dovuto all’allontanare ogni pericolo di sterminio. Il popolo ebraico, assumendo questo momento simbolicamente importante presso i nomadi, per celebrare la “Pasqua del Signore vostro” indica con precisione le modalità celebrative: l’agnello doveva essere immolato al tramonto da tutta la comunità radunata; la sua carne va arrostita e consumata in fretta, come da viandanti in sosta pronti a riprendere il viaggio. Il termine Pasqua può forse derivare da “pasch” che significa “saltare”, ”passare oltre”. Si allude qui forse alla danza come primo momento della festa. In questo contesto è chiaramente indicato il “passare” di JHWH in mezzo all’Egitto per mettere a morte i primogeniti egiziani e “risparmiare” Israele. La festa diviene infatti, di generazione in generazione “Memoriale” (ZIKKARON) perenne dell’uscita dall’Egitto, rendendo presente nell’oggi della comunità il dono della libertà offerta nel passaggio e continuamente rinnovata. Nella festa tipica di un gruppo (Seminomade) si fonda un’altra celebrazione:  

 

quella degli AZZIMI che durava sette giorni. Anche questo era un rito antico, nato fra gli agricoltori. Al momento del raccolto si offrivano il primo covone e il primo pane impastato senza lievito. L’eliminazione del lievito aveva un significato purificatorio in quanto la fermentazione, secondo la mentalità semitica, era vista come elemento di corruzione. Le due feste, quella di Pasqua e quella degli azzimi: si fondevano per comando del Signore nell’unica celebrazione del memoriale dell’uscita dall’Egitto e dunque della liberazione operata da Jhwh a favore del suo popolo Israele.

 La Pasqua di Gesù Cristo è simile a quella del popolo ebraico, che, sulla parola di Mosè e con la sola forza della Fede nel Dio dei suoi padri, si libera dal potere del Faraone e lo trascina con se nella morte, per rinascere alla vita oltre il Mar Rosso e pervenire così all’INCONTRO con Dio sul Sinai e nella terra promessa.

(dalla 4 catechesi di don Angelo Saraceno nella Quaresima)

sabato 1 aprile 2023

GIUDA TRADISCE E POI SI PENTE

 

di don Paolo Scquizzato

OMELIA Domenica delle Palme. Anno A 

Nel racconto della passione di Gesù, tutti compiono ciò che non vorrebbero compiere.


Pietro non avrebbe mai voluto rinnegare il suo Signore, e poi cade dinanzi ad una serva da cortile.
Giuda tradisce, e poi si pente in maniera tragica.
Pilato non avrebbe mai voluto consegnare il Nazareno nelle mani degli odiati giudei, e poi cede per biechi calcoli politici.
Si sa, ‘lo spirito è forte, la carne debole’.
Quanto siamo realmente liberi e dunque colpevoli del male che facciamo?

Solo le donne nel racconto della passione, sembra pensino e facciano ciò che hanno pensato. Volontà e azione in loro coincidono, perché si fidano dei sogni, 

come la moglie di Pilato che dirà al marito: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi in sogno sono stata molto turbata per causa sua» (v. 19).
Forse il femminile è l’ultimo avamposto dove ancora ci si fida dei sogni di giustizia, di amore e compassione.
Occorrerebbe che tutti ci si portasse dentro un certo sentire femminile e materno, ossia l’innata convinzione che la vita va difesa, sempre, fino in fondo, a tutti i costi. E comprendere che nel duello tra morte e amore, chi vincerà alla fine sarà sempre l’amore e che il massimo che potrà accadere sarà un terremoto (v. 51) che spalancherà i sepolcri permettendo alla vita di uscire, come la vita da un guscio d’uovo.
Nel Vangelo è presente un sapere femminile enormemente superiore a quello degli uomini. Esse sanno che meno si opera più si crea, che la vita può scaturire da sé per via negativa e non necessariamente perché si è posto in essere un’azione. Che il divino ce lo portiamo dentro ed è sufficiente lasciargli spazio perché possa compiersi, come Maria che ha dato alla luce la Luce, ‘senza concorso d’uomo’.
Esse hanno compreso, come la Maddalena, in cosa consiste l’amore. 

Per questo Maria Maddalena ha ‘insistito’ davanti a quel sepolcro, perché ha creduto fermamente che il seme caduto nel terreno prima o poi avrebbe portato frutto, sarebbe sbocciato, perché il femminile sa come funziona l’amore; sa che «si può sigillare un sepolcro, si può persino metterci davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa» (E. Drewermann).

sabato 25 marzo 2023

VIENI FUORI...DICE GESU'

 


OMELIA V domenica di Quaresima. Anno A

DI DON PAOLO SCQUIZZATO

 


Gv 11, 1 – 45

«Un divino cui non corrisponda una fioritura dell’umano non merita che ad esso ci dedichiamo» (Dietrich Bonhoeffer). Questo Gesù lo comprese molto bene. L’unico motivo per cui merita dedicarsi a un Dio, è venire alla luce di sé.


‘Vieni fuori’ dice Gesù alle esistenze diminuite che ha incontrato lungo la strada; vieni fuori dal tuo sepolcro esistenziale. Sei fatto per la luce, la bellezza, la vita. ‘Vieni fuori’ dalla prigionia della condanna in cui ti sei rifugiato o ti hanno relegato; fatti cadere d’addosso le bende dei sensi di colpa che ti tengono legato, torna a respirare profondamente. 

‘Vieni fuori’ dalla convinzione – in cui gli altri ti hanno recluso – che sei amabile solo se te lo meriti, e accettabile solo per via di prestazioni.

Sì, Gesù era convinto che ciò di cui necessita l’umano, è solo il sentirsi amato, come il sole per il fiore; che l’unico modo per sopportare la vita e l’angoscia è poter fare esperienza di una voce amica che gli gridi: ‘sii te stesso, ci sono io, non temere!’. Che l’unico modo per smettere d’aver paura è una voce che risponda al proprio grido nella notte.

Gesù è stato ‘rivelazione’ di Dio perché come essere umano ha permesso a donne e uomini di uscire dal proprio sepolcro, di tornare a splendere e avanzare verso futuro, indipendentemente dal proprio stato sociale e dalla propria condotta morale. 

Gesù ricorda a noi tutti che ciascuno può essere una ‘magnifica presenza’, in cui il divino stesso si rivelerà, nel momento in cui accostando vite che sembrano ormai destinate alla morte, le faremo vibrare di energia nuova.

Tutti abbiamo esigenza di un amore che si avvicini e ci dica: ‘vieni fuori’. Sarà l’unico modo per credere nella risurrezione, perché fattane esperienza nella carne per mezzo di un amore che vince anche la morte.

«Ogni “amicizia” ci migliora e ci arricchisce, non tanto per ciò che ci dà, quanto per quello che possiamo scoprire di noi stessi. Ognuno di noi ha risorse inutilizzate, angoli dell’anima, cantucci e sacche di consapevolezza che se ne stanno addormentate. E possiamo anche morire senza averle scoperte, per l’assenza di uno spirito affine che ce le riveli. Noi tutti abbiamo sentimenti insoddisfatti e idee che possono essere attuate solo se viene qualcuno a risvegliarle.

 Ogni essere umano ha dentro di sé un Lazzaro che ha bisogno di un Cristo per risorgere. Sventurati quei poveri Lazzari che giungono al termine della propria vita senza incontrare un Cristo che dica loro: “Alzati!”». (Miguel de Unamuno)

sabato 11 marzo 2023

NOI ASSETATI DA MORIRE

 

di don Paolo Scquizzato

OMELIA III domenica di Quaresima. Anno A


Noi tentati di continuo a credere che quest’acqua sia qua e là, una relazione o una professione, un oggetto o una religione, l’io o un dio. Per poi svegliarci dal sonno, con l’arsura in gola e l’amaro in bocca per aver confuso il sogno con la realtà.
Camminiamo verso pozze d’acqua per poi costatare che è solo un miraggio.
L’acqua che disseta non sta né a Gerusalemme né sul monte Garizim, dice Gesù. Ciò che chiamiamo Dio non sta né qua né là, perché egli non è né questo né quello. Non un sostantivo, tanto meno un nome proprio di persona. Si potrebbe parlare – con una metafora – di verbo. Azione; ciò che anima.
Gesù parla di Spirito e verità. Il Mistero si rivela come vita e fecondità, forza che manda avanti il mondo, energia che fa evolvere l’Universo. In tutto Ciò si fa esperienza del divino. E sarà entrando in contatto con la propria sorgente interiore e aiutando il mondo a venire alla luce in questa sua drammatica gestazione che la nostra sete si placherà. E vivendo appieno che ci si disseta.


L’Assoluto (letteralmente ‘ciò che è slegato da’) sarà sempre oltre ogni forma di religione storica, e ogni pretesa d’impossessarsene. “In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (At 17, 28); noi esseri umani ci muoviamo in un ‘campo divino’ di cui siamo solo una tra le sconfinate possibili manifestazioni.


Le religioni passano, e con esse tutto il loro armamentario cultuale, rituale e dogmatico; ciò che rimarrà sarà lo Spirito, l’acqua viva appunto (v. 10) che sgorga dalla nostra sorgente interiore, che è da sempre e che per sempre sarà, perché la Vita non ha mai avuto origine e non avrà mai fine. Si trasforma.
Questa ‘verità’, fa il paio con libertà (cfr. Gv 8, 32), sempre «pronta a prendere per mano ciascuno di noi affinché diventi come Dio, una persona che vive in libertà, fondata nell’amore, dipendente in quanto creatura, ma chiamata all’infinità» (Eugen Drewermann).

NON SOLO FRUTTA


Nella "La Frutteria" di Rita Puccio





Rita inizia la propria attività il 2 marzo del 2021 con un negozio  di frutta e verdura al n.12 di via Vittorio Emanuele nel centro storico di Buccheri, in Provincia di Siracusa, puntando principalmente su prodotti selezionati da piccole aziende agricole della zona.


Il negozio, anche se piccolino, è luogo non solo di commercio, ma anche di relazioni umane, ci si va non solo per comprare, ma anche e soprattutto per parlare con lei dei prodotti esposti e per vederci consigliare  sulla verdura più fresca, garantendone in prima persona la provenienza.




Da visibilità alle proprie competenze

Rita  ha iniziato a fare cultura sul mondo dell’ortofrutta e sarebbe interessante se iniziasse a collaborare  con le scuole,  spiegando ai bambini come nascono i vegetali, come si mangiano e quanto fanno bene alla nostra salute.  




Facilita il consumo

Rita ha puntato molto sul facilitare il consumo dei clienti offrendo, tra l'altro, una proposta di peperoni  arrostiti ma potrebbe anche mettere a disposizione verdure fresche già tagliate, pronte per essere cucinate, per minestre e contorni vegetariani, rispondendo alla crescente tendenza di prodotti-servizi di qualità.

Luigi Majorca

venerdì 10 marzo 2023

IL POTERE DEL CONFORMISMO

 


Sussidio Quaresimale 2023 .Attenti alle mode.




 Osservare l’effetto che hanno sugli individui e sulla vita sociale aiuta a capire in che misura si può ubbidire in massa a ordini che nessuno ha dato, solo per suggestione e imitazione. Le mode fanno sentire “come tutti gli altri” fanno fare qualcosa senza neppure averci pensato. Quando si segue una moda non lo si fa perché piace, ma piace perché è la moda. Specchiarsi in un comportamento, in un senso di appartenenza, in una mania diffusa, in un fanatismo collettivo, rassicura gli individui e non li fa sentire soli. Elimina o attenua l’ansia del confronto con gli altri in quanto altri. La moda diffonde un falso senso di comunità e di uguaglianza, senza nessun impegno né sentimento altruistico. Fa credere di essere in sintonia e condivisione con una enorme quantità di altri, ma senza capirli né conoscerli. Osservare le mode ci apre gli occhi sul potere del conformismo. Anche i consumi di massa sono prodotti del conformismo, e il conformismo è un prodotto dei consumi. La cosa più impressionante è la facilità e la velocità con la quale una qualunque moda si diffonde. Si tratta di un contagio che fa pensare a quella “servitù volontaria”. Nelle democrazie liberali in cui regna il mercato, una tirannica servitù volontaria è quella che offre a prezzi bassi la convinzione di essere liberi proprio nel momento in cui si smette di esserlo. In questo la moda è suadente, ha qualcosa di sottilmente sofistico e diabolico. Ci addestra a ubbidire senza neppure averlo deciso. La sua formula magica è “ Sii te stesso, fai come tutti” . Ci fa credere che in gioco ci siano cose da poco , mentre è in gioco l’esercizio della volontà e della scelta consapevole. Un taglio di capelli, un tatuaggio, un anellino al naso, un tipo di pantaloni, l’uso insensato di una parola: come gli enfatici “raccontare” invece di “dire”, “ regalare” invece di “dare”, “ piuttosto” invece che “oppure”; “narrazione” invece che “ idea”…E infine “Wow!”, come nei filmetti americani: questa sillaba a bocca spalancata si comincia ormai a usare perfino come aggettivo: una vacanza wow, un pranzo wow, uno spazzolino da denti wow, e via di seguito all’infinito. Andare contro Corrente. Sei originale, irripetibile, Sii te stesso. 

Avvenire: Alfonso Berardinelli

lunedì 6 marzo 2023

ABBIAMO COSTRUITO CITTÀ SENZA DIO

Don Angelo Saraceno

Abbiamo costruito citta senza Dio Abbiamo costruito citta senza Dio e ci siamo creati tanti idoli che ci hanno schiavizzato. Abbiamo perso la gioia di vivere, non siamo più felici. Corriamo spesso soli in questa vita, non sappiamo più verso dove e perché. Viviamo per lavorare, per avere di più, compriamo per non essere da meno degli altri. Ci vestiamo per farci ammirare . Consumiamo più del dovuto e ci ammaliamo. Chiusi in noi stessi non parliamo e non ci ascoltiamo. Non c’è posto per Dio nelle nostre giornate.

……..……

Ed io sono una vittima sacrificata a questo idolo. Non riesco più a fermarmi un attimo per pensare – riflettere , chiedermi chi sono, dove vado, sono felice? Sto vivendo?. Vedo Dio spesso come un intruso ed un concorrente, qualcuno a cui devo qualcosa (preghiere- buone azioni-riti) Mi sono fatto ingannare dagli idoli inventati dagli uomini che mi hanno sedotto, ma poi abbandonato all’infelicità. Ho perso i miei cari, gli amici, sono solo ….

Nessuno si prende cura di me. Cado e non riesco più a rialzarmi. Cosa fare? Trovare il coraggio di chiedere aiuto- 

PREGANDO Scoprendo così che sono una creatura estremamente importante per Dio. Amato da lui gratuitamente. Solo così riusciamo a regalare uno spazio a Dio nella nostra Città e nella nostra vita. Uno spazio di vitale importanza. Ti fa sentire vivo ed amato Rinasce in te anche la capacità e la voglia di amare perché amato Ritrovi allora il tempo per tutto e per tutti . Sono vivo ed è vivendo che incontro il vero Dio della vita che non chiede se non di essere accolto e di fidarsi e Lui tutto dona, e sono felice.

 


“ Il tuo volto, Signore io cerco, mostrami il tuo volto Signore, guidami sul retto cammino” ( Sal 27, 8-11)

sabato 4 marzo 2023

OCCORRE DECIDERE DI RINASCERE

 


OMELIA II domenica di Quaresima. Anno A

di don Paolo Squizzato



Mt 17, 1-9

Dove conduce un cammino eminentemente umano? Ad essere divini. Gesù è stato l’uomo talmente umano da fare esperienza di sé come Dio: ‘Io e il Padre siamo una cosa sola’ (Gv 10, 30).

Occorre ‘rinascere dall’alto’ (Gv 3, 3), continuamente. Venuti alla luce, diventare umani. Sebbene alcuno abbia potuto decidere di venire alla vita, non è possibile vivere da uomini senza decidere di esserlo. Sì, occorre decidere di ‘rinascere’, ad ogni istante: pena, rimanere semplici ghiande, benché all’interno vi sia la quercia che avremmo potuto essere.


Gesù è l’uomo che attraverso la morte del sé, ha potuto costatare questa metamorfosi, la trasformazione dell’essere conducendolo di fatto alla croce – ultima stazione dell’amore – e quindi alla pienezza dell’umano.

La vittoria sull’io e sul ‘mio’ è il terreno dove la vita può fiorire. Questo cammino di pienezza, di compimento, di metamorfosi spetta ora a ciascuno di noi. Siamo bruchi chiamati a volare come farfalle, previa la morte del sé. Ma attenzione: non è data ‘trasfigurazione’ per chi vive nella distrazione: «L’immortalità è assenza di distrazione» (dalla tradizione indù).

Se intraprendiamo questa via della consapevolezza di ciò che possiamo essere e viviamo radicati nell’amore, lentamente, senza accorgercene, divenute persone umane complete – trasfigurate – ci ritroveremo a vincere anche l’ultimo ostacolo che ci si parerà dinanzi, la morte.