
mercoledì 28 settembre 2022
Bentornata Ultreya

sabato 17 settembre 2022
MA IO OGGI COSA POSSO FARE ?
OMELIA XXV domenica del Tempo Ordinario. Anno C
A questo punto la domanda: “Ma io oggi cosa posso fare?». La medesima che si pone l’amministratore infedele e corrotto della nostra parabola.
sabato 10 settembre 2022
LUCA AMA LA PERDITA ....
OMELIA XXIV domenica del Tempo Ordinario.
Lc 15, 11-32
Il figlio minore ha vagato, ha sperperato, è rimasto senza nulla, e proprio per questo può fare esperienza del Nulla, ossia della divinità che non è né questo né quello.
sabato 3 settembre 2022
DI VITA NE ABBIAMO DUE
OMELIA XXIII domenica del Tempo Ordinario.
Lc 14, 25-33
Sebbene siamo onda, ci persuadiamo d’essere ‘solo’ questo, dimentichi di essere invece l’acqua che costituisce l’onda. Diamo importanza alla forma dell’onda, al suo peso, alla struttura, a ciò che – per quanto possa essere bello e prezioso – è comunque momentaneo, impermanente. La nostra profonda realtà è essere quell’acqua che non ha inizio e fine, infinita, senza nascita e senza morte. Ma ci inganniamo, investendo le nostre energie su ciò che si muove in superficie.
sabato 27 agosto 2022
QUESTA IMMAGINE DEL DIO TERRIBILE ...
OMELIA XXII domenica del Tempo Ordinario. Anno C
sabato 20 agosto 2022
"PER VOI,LA PORTA DELLA SALVEZZA E' CHIUSA"
Don Paolo Scquizzato
OMELIA XXI domenica del Tempo Ordinario. Anno C
A tutti coloro che pensano di giungere al proprio compimento di persone umane (questa è salvezza), semplicemente attraverso una serie di pratiche come: l’ascolto della Parola: «tu hai insegnato nelle nostre piazze» (v. 26b), una costante pratica eucaristica: «abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza» (v. 26), magari una vita morale irreprensibile, portata avanti anche con una buona dose di sacrifici, Gesù risponde: «Per voi, la porta della salvezza è chiusa! Voi – proprio voi – non so di dove siete. Allontanatevi da me» (vv. 25b. 27)
Quelli che si salveranno, continua Gesù, saranno invece quelli che arriveranno da oriente ed occidente, da settentrione e mezzogiorno (v. 29) – luoghi dove risiedono i popoli maledetti e nemici storici di Israele! Proprio questi entreranno: «siederanno a mensa nel regno di Dio» (v. 29b), ovvero vivranno la comunione più alta con Dio. Interessante: si salva chi è perduto. Gesù, in maniera paradossale, ci invita a cambiare mentalità. Non è il proprio ego, la propria volontà a conquistare il cielo, o se vogliamo la salvezza, ma piuttosto farsi accoglienti ad un qualcosa che è già dato, che è previo, immeritato.
“La grazie è senza sforzo” ebbe a dire Simone Weil. Non vi è alcun premio da conseguire e chi crede di procurarsi la salvezza, è già perduto. Chi vive nella logica del merito, renderà vana la croce di Cristo, dono per tutti i ladroni crocifissi della storia. Ma allora quel «sforzatevi di entrare per la porta stretta» (v. 24) come va interpretato? Non certo come uno ‘sforzatevi con una vita morale e santa di entrare nel paradiso; sforzatevi di essere buoni, di amare, di non fare peccati…’. Anzitutto in greco non c’è sforzatevi bensì “lottate”. Siamo chiamati a lottare contro tutto ciò che impedisce di essere raggiunti, le nostre sovrastrutture religiose, la presunzione di essere dalla parte giusta, di ‘essere dei suoi’, di essere meritevoli della sua attenzione. Tutto questo risulta essere impedimento alla Presenza che desidera solo poter emergere dal nostro essere e trasformarci. Ciò che impedisce a Dio di amarmi non è il mio peccato, la mia debolezza, ma non fare spazio in me al suo dono immeritato, non accettare il suo amore gratuito, perché tutto intento a guadagnarmelo. Impedirò a Dio di amarmi ogni volta che penso che questo amore vada meritato. In questo caso lui non può venire a me, perché egli è venuto solo per gli ammalati e gli ingiusti (cfr. Lc 5, 31). Gesù sta dicendo proprio a noi: “Lottate” (sforzatevi) contro la vostra presunta “ricchezza” spirituale (cfr. Lc 6, 24), i vostri meriti, solo così potrò finalmente venire a recuperare ciò che era perduto (cfr. Lc 19, 10).
La porta sarà sempre stretta, anzi chiusa per ciascuno di noi se viviamo come schiavi dinanzi a un Dio padrone. E sarà larga solo per i miseri e i peccatori, perché da lì passerà il fiume della misericordia di Dio che come Padre si prende cura di tutti i suoi figli. Qualcuno dinanzi a questo Vangelo sconvolgente dirà: allora è tutto ‘facile’, basta stare in un certo quietismo, magari continuando a peccare e aspettare che lui venga a salvarci. E invece no! Per questo Gesù dice: «lottate!». Ci vuole molta più forza per vivere da figli liberi e accettare di essere amati gratuitamente, che vivere da schiavi strisciando a terra come servi per guadagnarsi il suo amore. Ci vuole più forza ad aprire il pugno e stendere il palmo per ricevere il dono, che serrarlo per conquistare il cielo con la propria volontà.sabato 13 agosto 2022
Sono venuto a gettare fuoco sulla terra
OMELIA XX domenica del Tempo Ordinario. Anno
Fecero eseguire un ritratto dell’uomo e lo montarono sull’altare principale del tempio. Gli strumenti per accendere il fuoco furono sistemati davanti al ritratto, e la gente fu invitata a venerare il ritratto e gli strumenti del fuoco, cosa che fece ubbidientemente per secoli.sabato 30 luglio 2022
‘Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?’
“La
campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava
tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così –
disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi
raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai
a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e
divertiti!”. Ma Dio gli disse:
Così è di chi accumula
tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”». Accumulare tesori per sé,
questo è il principio della sofferenza. Tutte le tradizioni ricordano che
illudersi di edificare la propria vita edificando, costruendo, attaccandosi al
potere, l’avere, il successo è il principio della propria sconfitta
esistenziale. T.S. Eliot scrive: ‘Dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?’.
Certo, perché come ricorda Gesù, vi è solo un modo per vivere veramente:
morire a sé stessi, ossia risvegliarsi dal sonno dell’illusione. Questo
significa: arricchirsi presso Dio: cogliere, esperire, vivere la realtà
essenziale, autentica della nostra vita. Sapere che c’è una Vita oltre la vita
cui merita dedicarsi, e quindi nutrirla, farla crescere. Come già detto a
commento del vangelo di qualche domenica fa, il rischio mortale che corriamo
tutti, è dare importanza a ciò che è vapore, all’inconsistente,
all’impermanente e che il Qoelet, nella prima lettura di oggi, traduce con
vanità. Viviamo l’illusione che la realtà, i nostri granai, i nostri
attaccamenti, le nostre sicurezze siano fonte della felicità quando invece
sono solo accessori, mezzi ma non il fine. Riposarsi, mangiare, bere,
divertirsi, edificare, ingrandire… son tutte cose importanti, belle magari ma
non toccano ancora la Vita. Questa sta oltre, o sotto. È la Realtà autentica,
il Fondamento, ma ad appannaggio solo dei risvegliati, dagli attenti, dei
saggi. Esistere non vuol dire ancora vivere. La vita stessa di Gesù testimonia
tutto ciò.
«La sua morte non è l’esaltazione del nulla, della vanità, ma è la
negazione della vanità perché abbiamo capito, una volta per sempre, che si può
anche morire non morendo. Chi muore perché c’è qualcosa di più grande della
dialettica vita-morte – cioè l’amore – costui non muore» (E. Balducci). Esiste
un modo di vivere tale da percepire la vita come una metamorfosi continua, per
cui da una parte si sente il proprio corpo come un lento disfarsi, ma
dall’altra si ha la forte consapevolezza che la vita vera si sta rinnovando in
sé in ogni istante, come un crescendo verso una pienezza e un compimento. È
ciò che Paolo intuì scrivendo ai corinzi: «non ci scoraggiamo, ma, se anche il
nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore invece si rinnova di
giorno in giorno» (2Cor 4, 16). Insomma, «Vivono solo coloro che non hanno
trovato pace nelle provviste fatte» (Antoine de Saint-Exupéry, Cittadella).sabato 25 giugno 2022
Lascia…, non volgerti indietro di .....
OMELIA Corpo e Sangue di Cristo.
Lc 9, 51-62domenica 19 giugno 2022
PROGRAMMA DELLA FESTA DEL SACRO CUORE
21 giugno: Inizia la Fiera del Dolce
22 giugno:
Ore 18,15 - Santo Rosario
Ore 18,30 - Coroncina del Sacro Cuore
Ore 19,30 - S. Messa con predicazione su alcune espressioni della litania del Sacro Cuore.
23 giugno :
Ore 08,30 - Esposizione del SS Sacramento fino alle ore 12,00 con adorazione dei singoli fedeli e dei gruppi parrocchiali.
Ore 18,15 - S. Rosario
Ore 18,30 - coroncina del Sacro Cuore
Ore 19,00 - Santa Messa con predicazione su alcune espressioni della litania del Sacro Cuore.
24 giugno:
Ore 18,15 - Santo Rosario
Ore 18,30 . Coroncina del Sacro Cuore
Ore 19,00 - Santa Messa con predicazione su alcune espressioni della litania del Sacro Cuore.
GIORNATA MONDIALE della santificazione sacerdotale.
Sarà presente in Parrocchia mons. Sebastiano Amenta, Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Siracusa
sabato 18 giugno 2022
IL CORPO DEL SIGNORE di don P. Scqizzato
OMELIA Corpo e Sangue di Cristo. Anno C
e Marco aggiunge come quell’erba fosse ‘verde’ (Mc 6, 39). Un luogo con molta erba verde, richiama un giardino, e il Giardino nella Bibbia è sinonimo di paradiso. Insomma: il condividere, il prendersi cura della vita dell’altro fa fiorire il proprio deserto esistenziale e trasforma questo nostro mondo incolto, in un qualcosa dal sapere di paradiso.sabato 4 giugno 2022
FARE APPELLO ALLO SPIRITO SANTO di ...
OMELIA Solennità di Pentecoste. Anno C
Gv 14, 15-16.23b-26
«Fare appello allo Spirito Santo vuol dire fare appello alla libertà della coscienza perché la punta alta della coscienza è la punta alta su cui batte il raggio dello Spirito. Per questo lo zelo delle istituzioni è nel coprire tutte le punte perché non appena la coscienza si illumina si scompagina un ordine esistente e il futuro irrompe. Ecco perché le istituzioni sacre hanno perseguitato i profeti; esse li hanno temuti, a cominciare da Gesù» (Ernesto Balducci).
Ogni istituzione, religiosa o laica che sia, ha sempre temuto che le
persone agissero ‘secondo coscienza’, prediligendo persone mute, obbedienti ed
allineate all’autorità costituita, zittendo le voci del dissenso, contrarie al
‘è bene così’ o del ‘s’è sempre fatto così’.
Ogni sistema di potere, dai tempi della Torre di Babele ha auspicato che i
propri sudditi parlassero tutti la medesima lingua – quella del ‘capo’ – nella
speranza che poi agissero anche nel medesimo modo.
Lo Spirito di Dio – insegna Gesù – deve soffiare sempre più forte, dove vuole,
scombinando le carte e facendo sì che ciascuno parli finalmente la propria
lingua, e agisca secondo coscienza.
È interessante notare come nel vangelo Gesù guarisca numerose persone mute.
Mi piace pensare che siano state quelle zittite perché non allineate e
obbedienti all’establishment di turno. Zittite chissà da quando da genitori,
educatori, superiori perché ritenute non interessanti, banali, fuori luogo,
inadeguate. Gesù quando parlava con le persone deve aver avuto la meravigliosa
capacità di infondere in tutte loro la fiducia di poter aprire finalmente
bocca, di convincerle a parlare perché anche loro avevano qualcosa di bello, di
interessante e di unico da dire.
Lo Spirito di Dio soffia, sempre, e comunque, indipendente da chi detiene il
potere. E crea unità in un’umanità formata da genti diverse, religioni diverse,
esperienze diverse in quanto ciascuno è portatore di verità, di bellezza e
fecondità, non fosse altro perché unico e irripetibile.





















